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    January 04

    IL MIGLIO VERDE

     Tratto dall'omonimo racconto di Stephen King, grazie ai diversi piani di lettura che offre al pubblico, in virtù della sua originalità e di un adattamento straordinario spiccano suspence e atmosfere tipiche dei romanzi (ma anche del miglior cinema) . Narrato come un lungo flashback dall'anziano protagonista, Il miglio verde racconta la vita di Paul Edgecomb, capo delle guardie del penitenziario di Cold Mountain che sorvegliano il braccio dei condannati a morte. Interpretato da uno straordinario Tom Hanks il quale ha il compito di preparare i prigionieri a percorrere il cosiddetto 'miglio verde', ovvero il tragitto che dalla cella conduce fino alla sedia elettrica o alla camera a gas, mentre gli altri secondini ­ in genere — urlano la famosa frase 'Dead man walking!', ovvero 'Uomo morto in cammino!'... I ricordi di Edgecomb riguardano l'estate del 1935, quella che ha cambiato per sempre la sua vita, quando tra i prigionieri arriva il detenuto di colore di nome John Coffey, accusato di avere stuprato e ucciso due bambine. Nonostante il terribile crimine di cui si è macchiato, Coffey si comporta in maniera del tutto inconsueta. Ha paura del buio, trema quando ci sono i tuoni e ­ soprattutto ­ non ha alcun passato. Nessun certificato di nascita, niente documenti, amici o quant’altro; dal cielo sembra piovuto il giorno in cui avrebbe ucciso quelle deliziose bambine. Nonostante alcune stranezze la vita nel braccio della morte si svolge normale fino a quando un giorno il detenuto manifesta dei poteri mistici. Coffey, infatti, cura malattie tramite l'imposizione delle mani e arriva addirittura a restituire la vita a un topolino diventato il piccolo e insostituibile amico di uno dei condannati a morte. Un film affascinante, un documento violento e senza appello contro la pena di morte e contro le esecuzioni capitali in cui la sedia elettrica, per errore o negligenza, può incendiare il corpo del condannato.  un profondo inno alla vita e al valore dell'esistenza. Una pellicola durissima e straordinaria dove ogni parola pesa come un macigno sulle nostre coscienze. Oltre alle istanze sociali care al regista Frank Darabont  oltre a una fotografia stupenda che ricorda quella dei film in bianco e nero degli anni Trenta, la riuscita de Il miglio verde è dovuta anche al finale a sorpresa scritto dal maestro del brivido Stephen King, forse è questo l'elemento che rende davvero straordinario Il miglio verde: gli ultimi minuti della pellicola ricompongono i pezzi del puzzle facendo scoprire allo spettatore quanto profondo e ricco di fascino sia l'aspetto fantastico della pellicola. In un film basato sul contrasto tra vita e morte risulta necessaria la riflessione su cosa significhi per un condannato a morte il raggiungimento della propria redenzione dell'anima. Un limite, chiaro, che coincide drammaticamente e sorprendentemente con quel Miglio verde metafora del viaggio spirituale ed etico di un uomo, che non aveva capito in pieno che cosa stesse facendo.

      

    L'ATTIMO FUGGENTE

     Ci sono film che hanno scritto la storia dei nostri tempi, film che si ricordano col tempo che scorre, che lasciano un segno, una parola, una frase, un motto, una filosofia di vita: "Carpe diem!!!!". Il grido di ragazzi di tutto il mondo che da "l’Attimo Fuggente" hanno tratto ispirazione, e la voglia di assaporare la vita "fino al midollo".

    In fredde aule di studio si delineano le storie di un gruppo di ragazzi durante un anno che cambierà la loro vita. Ognuno con la sua storia, ognuno con delle ambizioni per il futuro, ognuno con le proprie problematiche esistenziali. Nella vita di questi ragazzi entrerà un uomo, un professore ex alunno, Mr. Keating che insegnerà a ciascuno di loro cosa vuol dire scrivere poesia, e trarre da questa la forza per maturare e crescere.

    Mr. Keating insegnerà ad un gruppo di 17enni a vivere al di fuori dei rigidi schemi di un grigio edificio, a tentare, rischiare per poter essere liberi e fieri di se stessi.

    Tra lezioni in cortile, calci ad un pallone recitando versi di Whitman, scoprirono qualcosa quei ragazzi, qualcosa che rimarrà per tutto il resto della loro esistenza. Al grido "Carpe diem" risponderà Neil, ancora incerto sul suo futuro, già dottore per il padre; egli scoprirà la sua vera passione: la recitazione, scoprirà la vera essenza del suo essere su un palcoscenico, ma la sua scelta, così tanto combattuta e acclamata dai compagni, sarà distrutta dalla famiglia oppressiva che si accorgerà troppo tardi di aver sbagliato.

    Tra amore, passione, poesia i ragazzi impareranno molto di più di una semplice pagina di un libro, riunendosi di notte in una caverna, rianimando la storia della setta dei poeti estinti, rivivendo e riascoltando parola dopo parola ogni battito della loro anima.

    Musiche toccanti, paesaggi di un incantevole bellezza, sembra tutto così magico in ogni minimo particolare per descrivere le avventure di  quei ragazzi che nel collegio di Welton costruirono la loro vita grazie ad un professore originale, un vero "Capitano", imparando a crescere credendo in loro stessi.

      

    LOLITA

     La tragicomica autodistruzione di un intellettuale nel capolavoro di Kubrick. L’uomo possiede in sé un gra nde potere, quello di elevarsi o distruggersi. Spesso sceglie questa seconda strada, con una determinazione ed una forza inaudite, sprofondandosi nel Male come se fosse l’unica possibilità di sopravvivenza e trovando in esso solo la più atroce sconfitta. È questo 'cupio dissolvi' perfettamente letterario che Stanley Kubrick mette in scena portando sullo schermo il romanzo del russo Vladimir Nabokov. La grande intuizione del regista sta nel mettere in posizione preminente il lato tragicomico della vicenda, l’assoluta “banalità del male” che avvolge colui che dovrebbe essere il protagonista. Dovrebbe, perché – a differenza del romanzo – nel film di Kubrick vero e proprio protagonista, deus ex machina della storia, è il laido e corrotto Quilty (Peter Sellers, in un’interpretazione straordinaria). Semplice ingranaggio è quindi il professor Humbert Humbert (James Mason), un nome buffamente raddoppiato che esalta il lato tragicomico del suo destino, che prende in affitto una stanza nella casa della signora Haze (Shelley Winters), nel New Hampshire. Qui l’uomo conosce sua figlia Dolores, detta Lolita (Sue Lyon), un’avvenente ragazzina in erba alle porte dell’adolescenza e se ne invaghisce perdutamente. L’uomo di pensiero si fa quindi travolgere dai sensi  e, pur di stare accanto a Lolita, ne sposa la madre, una vedova in cerca di un nuovo marito. Quando quest’ultima scopre la verità, per la disperazione finisce investita da un auto, e muore. Humbert, a questo punto, parte portando con sé la figlia adottiva, destinata a diventare la sua amante. Dopo poco tempo, però, i rapporti tra i due si fanno tesi per la gelosia di Humbert, e Lolita scompare. Humbert, impazzito dal dolore, la ritroverà quattro anni dopo, completamente cambiata, in attesa di un figlio: quando la ragazza gli racconta come abbia pianificato la fuga con Quilty (Peter Sellers), un personaggio ambiguo che la strana coppia aveva conosciuto superficialmente e di come questo l’abbia sedotta e poi abbandonata, Humbert perde il controllo e va ad ucciderlo. L’uomo è così giunto al tragico capolinea della propria ossessione. Sebbene Lolita sia divenuto un simbolo letterario della scabrosità e dell’ossessione sessuale, il film di Kubrick offre ben poche concessioni all’erotismo, come dire, meramente estetico: il viaggio rappresentato da Kubrick è un viaggio psicologico, assolutamente mentale, nel quale l’ombra del decadente Quilty viene a rappresentare il lato oscuro della natura umana. Un remake del 1997, con Jeremy Irons nella parte del professor Humbert, avrebbe esaltato – prevedibilmente - il lato erotico, comunque presente nel romanzo di Nabokov (cui si deve tra l’altro la sceneggiatura della versione kubrickiana).

      

    THE SLEEPERS

     A distanza di anni dalla sua presentazione sugli schermi, avvenuta alla Mostra Internaziona le Del Cinema di Venezia di allora, Sleepers, di Barry Levinson, composto da un cast notevole, tra giovani come Brad Pitt e 'grandi vecchi' come Vittorio Gassman e il suo sublime 'cameo', sostenuto con ironia, semplicità e, quasi, si sarebbe tentati di dire, con riservatezza, è ancora un ottimo film, da rivedere con piacere. Un film di dolente umanità, dove un Dustin Hoffmann redivivo, superstite di se stesso - quasi un invecchiato Rizzo/Sozzo, per chi ancora ricorda Un uomo da marciapiede - reinterpreta una parte da Oscar ed in cui Robert De Niro prosegue idealmente la novella, più o meno buona, etica a parte, di Bronx, sua opera di tre anni prima. Ma l'etica, la morale sono qui decisamente super partes: la novella va letta in ordine all'autenticità di sentimenti, senza inutili buonismi, una volta tanto, di quelli che da sempre condizionano i film americani e, di conseguenza, i loro fruitori europei. Un prete che, davvero un buon padre, buon pastore, mente per salvare due anime che 'sa' prave, ma che spera ancora di redimere e per cui la vita dei suoi figli/pecore è da salvaguardare, terrena o eterna che sia, siano uno o mille. Dunque, un film da vedere con uno sguardo scevro da inutili bacchettonismi, se si passa l'orribile neologismo, per imparare a ricordare non la giustizia fai-da-te, bensì il rispetto dovuto da individuo ad altro individuo, per procedere positivamente in una società in cui ciò che è dato è reso, comunque. Meglio, quindi, che ciò che è dato sia buono sul serio, una lezione da imparare ed insegnare ai più piccoli, applicandola, per tramandare il bene..

     

     

     

       

    RAIN MAN

     Dustin Hoffman, vincitore di un oscar per la sua interpretazione, viene affiancato da Tom Cruise e Valeria Golino, per portare sugli schermi questa storia buffa e toccante che ha come protagonista l'amore fraterno.

    Dopo la morte del padre che non vedeva da anni, l'insensibile Charlie Babbitt si aspetta di ricevere una cospicua eredità. ma l'unico beneficiario del testamento e' invece suo fratello maggiore Raymond, internato in un ospedale psichiatrico, di cui Charlie non conosce l'esistenza. Raymond e' un "autistico prodigio", una persona dotata di facoltà mentali estremamente limitate in certi campi e straordinariamente elevate in altri. Charlie rapisce Raymond e il loro folle viaggio in macchina attraverso gli stati uniti alla volta di Los Angeles diventa per entrambi una lezione di vita. Man mano che superano l'iniziale diffidenza reciproca, comincia a crearsi un forte legame tra di loro: si rendono conto di condividere dolorosi ricordi, problemi attuali e un possibile e brillante futuro insieme.

      

     

    L'AVVOCATO DEL DIAVOLO

     Uno spregiudicato avvocato della Florida (K. Reeves) accetta un'allettante proposta di uno studio legale di New York, guidato da John Milton (A. Pacino) per poi rendersi conto di aver "venduto l'anima al diavolo" per il successo personale. Da un romanzo di Andrew Neiderman con la fotografia del polacco Andrzej Bartkowiak, le scene di Bruno Rubeo, gli effetti visivi di Richard Greenberg e i demoni disegnati da Rick Baker è uscito un gran bel film  difficile da catalogare: horror giudiziario? Farsa orrorifica? Parabola faustiana? Nel suo toccare antichi e nuovi temi religiosi (con frequenti citazioni dell'Apocalisse giovannea) la materia del film è ambiziosa e rischiosa: il sublime confina col ridicolo ci induce la voglia di leggere il romanzo: i dialoghi sono forse la componente più interessante del film, ed Al Pacino doppiato da Giancarlo Giannini li dice con un potente istrionismo ben temperato.

     

      

     

     

     

    ALDILÀ DEI SOGNI

     Affonda le sue radici nel mito dell'amore eterno di due anime gemelle e si sposa con lo "spiritualismo new age" e la pittura dell'ottocento... Parliamo del film Al Di Là Dei Sogni diretto dal regista neozelandese Vincent Ward. Tratto liberamente dal libro "What Dreams May Come" dello scrittore Richard Matheson, il film racconta la storia d'amore tra Chris (Robin Williams) e Annie (Annabella Sciorra), affiatata coppia di sposi che la sorte mette duramente alla prova, prima sottraendo loro i figli, poi separandoli nel dolore, nel mondo dei vivi e in fine in quello dei morti. Mentre Chris, morto a causa di un incidente, viene infatti "spedito" in Paradiso, Annie, morta suicida, finisce nell'Ade. Ma si possono dividere due anime gemelle una volta che si sono incontrate? Pare proprio di no, perché oltre la vita Chris e Annie riescono a mantenere un contatto, un contatto fatto di ricordi impressi su tela, ricordi a pennellate di colore che prendono vita magicamente nel "paradiso soggettivo" di Chris, creando un ponte immaginario tra la vita e la morte, tra il Paradiso e l'Inferno. Sono proprio queste tele, rese animate da artisti degli effetti speciali, a rendere suggestiva e indimenticabile questa pellicola.

      

    LEON

     Prendete un killer spietato (Jean Reno), silenzioso come un piuma e preciso come una lama da rasoio nel recidere le proprie vittime, opponetegli un ossessivo avversario (Gary Oldman), agente della Dea, la polizia anti-droga statunitense. Ora capovolgete Bene e Male e scoprirete, assistendo all’eccellente Léon di Luc Besson, che il killer professionista può anche avere un cuore, può innamorarsi di una dolce ragazzina sbandata, di nome Mathilda (Natalie Portman), e che il poliziotto benemerito non è nient’altro che uno psicotico criminale, che sfrutta la propria posizione per commerciare in droga e per fulminarsi il cervello con la stessa. Siamo a New York, e quando la piccola Mathilda riesce a sopravvivere al massacro della propria famiglia da parte degli sgherri “legali” del folle Stanfield comincia una caccia alla ragazzina, scomoda testimone (almeno finché respira…). Per puro caso Mathilda finirà nella vita di Léon, sicario professionista che, guarda il caso, abita nell’appartamento accanto a quello dove è avvenuto il massacro. Tra i due si crea un rapporto sentimentale fortissimo, ancorché platonico, fatto di poche parole ma di una disperata tenerezza. Leon difenderà fino all’ultimo sacrificio la ragazzina. Suonando qualche corda del precedente Nikita, Besson mette in scena il cocktail amore/violenza che gli ha guadagnato il passaporto per Hollywood.

      

     

    NIKITA

     Una giovane delinquente, tossicodipendente e rea di aver assassinato un poliziotto nel corso di una rapina, viene graziata dalla condanna a morte. in cambio si deve lasciare sottoporre ad un piano di "rieducazione alla vita" per  poi divenire un sicario per il governo. All'inizio è molto servile nei confronti di Bob, il suo istruttore, ma poi,tornando gradualmente al contatto con la routine quotidiana della vita e dopo aver scoperto l'amore, decide di cambiare. Dopo molti pericoli ci riuscirà ma dovrà abbandonare tutto. La carta vincente è la contraddittorietà della protagonista, dolce e decisa, debole e spietata. Merito soprattutto della grande interpretazione di Anne Parillaud, carica di grande fascino.

      

    BUON COMPLEANNO MR. GRAPE

     Un delizioso film di Lasse Hallstrom, specializzata in favole mielose e leggere, come zucchero a velo.

    Bello, perchè grandi le interpretazioni degli attori, anche Di Caprio, quando non era ancora famoso e soprattutto divo.

    Tutti i personaggi hanno una innocenza salutare, nonostante la malattia e la povertà: lo si coglie dal loro sguardo.

    Vorrei avere anch'io lo sguardo buono di Gilbert, interpretato da un toccante Jhonny Deep, nonostante

    la famiglia sia tutta sulle sue spalle.

    Pure la madre che si autodistrugge mangiando, conserva ancora qualcosa, l'amore per quel figlio, eterno bambino.

      

     

    THE CROW

    Nella notte di Halloween, la feroce banda di "Top Dollar" (James Wincott), che tiene in pugno Detroit, irrompe nell'appartamento di Eric Draven (Brandon Lee) e della sua fidanzata Shelley. La ragazza viene picchiata e stuprata, mentre Eric viene scaraventato fuori dalla finestra della palazzina dove la coppia viveva, morendo sul colpo. Anche la giovane, dopo una lunga agonia, muore in ospedale. Un anno dopo, un corvo, si posa sulla tomba di Eric e accade qualcosa di sorprendente: il ragazzo tornato dalla morte, pieno di rancore ed odio, esegue la sua vendetta, massacrando ad uno ad uno i componenti dello spietato gruppo.

    Nonostante la trama sia semplice, il film, con scenografia a cura di David J. Schow, John Shirley e la fotografia di Dariusz Wolski, è di una bellezza sublime. Questa sta a dimostrare  come le cose semplici riescano talvolta meglio di altre troppo artefatte.

    Il corvo, tratto dal fumetto di James O.Barr, è un film che rappresenta perfettamente il genere dark. Le riprese sono state effettuate di notte in una città a dir poco inquietante.

    Il ritmo è perfettamente calibrato in questa pellicola; non troppo lento, ma nemmeno troppo veloce. Per tutta la durata del film la tensione si mantiene alta…, spinta dallo spirito di vendetta.

    Il film, centro dell'attenzione al momento dell'uscita in sala, per la misteriosa morte di Brandon Lee avvenuta proprio sul set, con le ultime riprese infatti girate tutte grazie all'aiuto del digitale e della computer grafica. Sembra che attorno alla famiglia Lee ruoti una maledizione, in quanto anche il padre, il celebre Bruce Lee, scomparve in circostanze analoghe.

    Memorabili alcune frasi del film; alcune, davvero indimenticabili: "...non può piovere per sempr..." (Eric); "....le case bruciano le persone muoiono ma il vero amore è per sempre..." (Sarah).

    Il corvo, ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui, nel 1995, all' MTV Movie Awards, per la miglior colonna sonora, e per la migliore interpretazione dell'attore protagonista. Un cult da vedere almeno una volta....

      

     

    SWEET NOVEMBER

    Nelson Moss, (Keanu Reeves) , è un pubblicitario in carriera; unico valore nella vita, il lavoro con totale assenza di rispetto per gli altri ed un obiettivo prefissato imprescindibile: essere il migliore. Nella sua vita, fatta di falsi valori, irrompe improvvisamente Sara Deever, (Charlize Theron) , che, vedendolo incapace di godersi la vita, decide di dedicargli per un mese anima e corpo allo scopo di cambiarlo e fargli ritrovare la sua "umanità". Nelson lentamente inizia a riacquistare la consapevolezza che il mondo non gira intorno a lui e che c'è dell'altro oltre il lavoro ed i beni materiali ma, come è ovvio, le cose non sono mai così semplici come potrebbero sembrare...

    "...QUANDO L'AMORE ENTRA NELLA TUA VITA SENZA CHIEDERE IL PERMESSO....., GLI SI APRE LE PORTE, LO SI VIVE E POI LO SI LASCIA ANDAR VIA...."