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    December 29

     DEPECHE MODE / "The singles 86>98"

    The Singles 86>98 è una raccolta del periodo d'oro dei Depeche Mode; qui troviamo alcune delle più belle canzoni del gruppo inglese. Ma oltre a una raccolta di canzoni ci troviamo anche di fronte all'ascesa del gruppo, alla sua esplosione a livello mondiale, al punto più basso dal punto di vista umano dei componenti della band fin a giungere poi alla rinascita e alla ripresa del percorso musicale.

     Si inizia con "Stripped" canzone oscura, nera dove la voce di Dave si fa sentire e si sposa nel finale con quella di Martin, il pezzo trascina l'ascoltatore e il nero della canzone avvolge chi ascolta; davvero un bell'inizio. Un'intro di batteria ci porta su "A Question Of Lust", cantata da Martin, è sicuramente un pezzo molto commerciale, molto melodico, insomma da hit parade; Martin canta bene, ma, almeno chi scrive, preferisce la voce di Dave. Contrapposta a "A Question Of Lust", troviamo "A Question Of Time", veloce, ballabile, movimentata: tutto il gruppo qui è al massimo e sicuramente questo pezzo è uno dei migliori brani della raccolta. Lasciamo il periodo Black Celebration e buttiamoci a capofitto in Music For The Masses con il gruppo sempre più vicino alla consacrazione a livello mondiale (l'album arrivò al 10° posto negli Uk, 35° negli Usa). "Strangelove" è il primo singolo estratto dal disco; è un brano orecchiabile, davvero ben fatto. Tocca poi a una delle canzoni più belle degli anni Ottanta e uno dei capolavori dei Depeche Mode, ovvero "Never Let Me Down Again", che, con quell'intro di chitarra elettrica supportata da una corposa batteria riesce a  far ballare tutti. Il cantato di Dave è suadente, avvolgente, solo la presenza di questo brano vale l'acquisto della raccolta. La parte finale della canzone è cantata da Dave e da Martin. L'esplosione a livello mondiale dei Depeche Mode avviene con Violator (2° in Uk, 7° in Usa) che, grazie ai suoi singoli, risulta essere uno dei dischi più venduti dei Depeche. Si parte con "Personal Jesus" e col riff geniale di Martin Gore: una canzone cha fa ballare, che fa muovere anche i muri, grazie alla chitarra e alla batteria, qui molto presente, insomma un capolavoro che ancora oggi fa saltare i fan ai concerti. A capolavoro segue capolavoro, parliamo adesso di "Enjoy The Silence", canzone di un bellezza, di un minimalismo che fa paura; forse il punto più alto mai raggiunto dai Depeche Mode. "Policy Of Truth" e "World In My Eyes" chiudono poi il periodo di “Violator”; due buoni singoli, con i quali si chiude il primo cd. La seconda parte della raccolta è l'esplosione a livello mondiale della band; stufo di esser etichettato come “cantante pop”; Dave Gahan, complice l’uso sempre più efferato di sostanze stupefacenti, coinvolge la band in un progetto musicale molto più dark e rock del solto; nel disco del 1993 “Songs Of Faith & Devotion”, la tensione è palpabile. In "I Feel You", è la voce di Gahan a farla da padrone; la canzone è molto bella e dura, si avverte subito che la band abbia un po' messo da parte le sonorità elettroniche per suonare con strumenti "veri".  Qualche nota di pianoforte ci introduce "Walking In My Shoes", che io reputo il miglior testo dei DM.  "In Your Room" è un'altra perla, molto oscura come nella migliore tradizione dei DM, anche qui tentare di descrivere cosa si prova ascoltandola è impresa vana, ognuno qui sente quello che vuole e viene trascinato dal mare di note che avvolgono l'ascoltatore. Dopo l'esplosione a livello mondiale c'è l'esplosione a livello umano di Dave, che nel periodo 1993-1997 tenta più volte il suicidio e rischia la vita a causa di un'overdose. Il periodo è dei più neri sotto il profilo umano mentre, paradossalmente, il successo mondiale porta i fan a chiedere un nuovo album. Nuovo album che arriva appunto nel 1997 e che segna la rinascita del gruppo e il ritorno a nuova vita (artistica e umana) di Dave Gahan. "

    BLUVERTIGO / “Metallo non metallo”

     I tre tempi dell'avventura del cuore. Dapprima l'immediatezza ottusamente paga della realtà ossia l'infanzia aproblematica, poi l'inquietante scoperta intellettuale della diversità e del dissidio con le cose ovvero la perdita dell'adolesenza e infine il recupero di una spontanea armonia e di una nuova, ritrovata immediatezza. Così Morgan rivela nel libretto del cd, la concezione emotiva della trilogia chimica, giunta nel 1997 al suo secondo tassello. Dopo l'urgenza espressiva di "Acidi e basi" la band di Monza, si prende tutto il tempo per realizzare nelle "Officine meccaniche" di Mauro Pagani in quel di Milano, uno dei più coraggiosi e controversi album della storia della musica italiana. Attraverso la citazione diretta come strumento artistico (Quentin Tarantino), Morgan & company realizzano una cattedrale sonora in cui vengono richiamati in ordine sparso: Brian Eno, la new-wave, Robert Fripp, Battiato, Bowie, Roxy music, Depeche Mode...con il recupero e la modernizzazione di sonorità sintetiche in contrasto con quelle acustiche. Immagine glam, falso edonismo alla Duran Duran e arrangiamenti sontuosi. Morgan fu onnipresente ad MTV (Tokusho con Andrea Pezzi), e le riviste specializzate dettero moltissimo spazio al fenomeno Bluvertigo, grazie anche all'airplay nelle radio dei loro singoli, e con dei videoclip assolutamente unici e originali, in rotazione su TMC2 e MTV. Una promozione meritata e perfetta che porterà la band alla vittoria all'MTV Europe Music Awards come miglior gruppo italiano, e alla vendita di 400.000 dischi, facendolo diventare ilo loro best-seller. Dalla formazione originale uscì Marco Pancaldi (chitarra) ancora presente qui in qualche brano, ed è entrato il meno bravo ma più tecnologico Livio Magnini. Si parte con "Il mio malditesta" basato su uno splendido riff beatlesiano sostenuta da arrangiamenti alla Bowie periodo berlinese, per continuare con "Fuori dal tempo", in cui si descrive la stupidità dei famosi tre giorni della visita militare, con una base techno-pop, cadenza strutturale alla Devo e lunga coda psichedelica contornata da synth e tastiere. "Vertigoblu", è il loro manifesto ideologico; brano alla Frank Zappa, con chitarre dissonanti e ritmica in controtempo, con un basso alla Les Claypool. La strumentale "Tele cinesi" prepara l'atmosfera per uno dei capolavori del disco, "Cieli neri", delicata e passionale ballad da brividi, con la partecipazione (presente anche in altri brani) di Mauro Pagani (ex PFM) al flauto. "Oggi hai parlato troppo" con riffone di chitarra alla Tommy Iommi insieme ad un cattivissimo sax , precede "Il nucleo", altro manifesto del disco, con le sue domande esistenziali e filosofiche, attraverso una base industrial alla Nine Inch Nails. "Ebbrezza totale" è disarmante, come l'ironia di "Altre forme di vita", techno-pop anni '80 e altro testo geniale con un ritornello ormai memorabile "E' praticamente ovvio che esistano altre forme di vita". Il disco si avvia alla conclusione senza noia, con la talking headsiana "Le arti dei miscugli", l'originalissima "Idea platonica" che richiama il concetto di trilogia, la rabbia alternative-rock di "So low-l'eremita", e l'oscura "Troppe emozioni" in cui partecipa alla voce la splendida Alice.

    Il disco più coraggioso e intelligente mai fatto in Italia. Volutamente difficile da catalogare e da recensire. Composizioni superbe in cui sono gli arrangiamenti e dei testi egocentrici e originalissimi a dare vigore ad un lavoro poco omogeneo, ma di grande gusto e impatto. Splendido l'artwork dell'album. Da ascoltare in cuffia per apprezzare lo straordinario lavoro fatto al mixer. Il loro limite? l'essere italiani, perchè se tutto ciò fosse stato fatto da un gruppo inglese o americano, la stampa avrebbe come al solito gridato al miracolo, ma molti per incompetenza e superficialità, considerarono questo lavoro "egocentrico" e "presuntuoso" ingiustamente.

      

    GUNS N’ ROSES / “Appetite for distruction”

     Siamo nel 1987:  "citta' degli Angeli", America; irrompono sul mercato discografico i “Guns n' Roses” con il loro incredibile album debutto di hard "street" rock che risponde al nome di “Appetite for destruction”. Axl Rose (voce), Slash (prima chitarra) e Izzy (chitarra d’accompagnamento), Duff (basso) e Steven (batteria) hanno dato vita in questo disco ad un sound graffiante, melodico, sporco, rabbioso, coinvolgente che ha reso le loro canzoni fin da subito "immortali". Un cd che ha cambiato a mio parere la storia dell'Hard Rock e non solo. Una pietra miliare di indiscutibile bellezza, una perla che ancora adesso, fa parlare di sé, incantando, senza perdere il suo enorme fascino. Dodici canzoni di una bellezza superiore, interpretate, suonate e prodotte alla grandissima. Le chitarre sono sempre in primo piano con i loro riff cadenzati e assoli a tratti veloci e rabbiosi, taglienti come rasoi, (“It’s so easy”,  “Paradise City” e “You're Crazy”) a tratti più melodici e lenti come nella fantastica Sweet Child O' Mine: lento superbo, melodico e potente allo stesso tempo. I Guns N' Roses dimostrano di essere una vera band non propinando agli ascoltatori 12 tracce uguali. Ogni singolo brano è una storia a parte, un pezzo con caratteristiche proprie. Filo conduttore rimane il sound sempre convincente con gli assoli di qualità, la voce di Axl e i grandi lavori di basso e batteria che dettano ritmi sempre diversi. Musica fantastica che ha il grandissimo pregio di stupire, emozionare ad ogni ascolto senza sbiadire nel tempo. Sbiadire nel tempo... Molti dischi non riescono a rimanere scolpiti nella memoria come questo ma tendono a perdere vigore e potenza ascolto dopo ascolto accumulando anno dopo anno sulla copertina l'odiata polvere: simbolo della morte di un lavoro. Con “Appetite for destruction” ciò non accade perché la musica proposta da questi 5 ragazzi di Los Angeles è pura, non dettata da meri interessi commerciali. In queste 12 songs si sente il suono della strada. Si sentono le delusioni cocenti, il dolore, l'amore, le speranze vissute in prima esperienza e che trovano riscontro nella realtà odierna come in quella dell'ormai lontano 1987. Testi semplici, diretti, magari un po' “rozzi” formano un connubio semplicemente perfetto grazie al ‘sound’ che Axl, Slash, Izzy, Duff e Steven hanno saputo offrire in questo album.

      

    DEPECHE MODE / "Violator"

    "VIOLATOR" è l'essenza dei Depeche Mode. La band nel 1990 riesce definitivamente a imporre un nuovo modo di fare musica facendo di esso un proprio marchio inconfondibile.  In questo lavoro l’elettronica,  sperimentata e maturata nei dischi precedenti incontra e si confonde meravigliosamente con i canoni più tipici del rock. L'opera comincia con la splendida "World In My Eyes", uno dei pezzi preferiti dagli stessi DM, e già da qui si comprende la rivoluzione in atto. Passando per la "Sweetest Perfection" si giunge a "Personal Jesus". Il brano ci trasmette il calore del rock’n'roll con la freddezza dell’elettronica  Nella quarta traccia che risponde al nome di "Halo", il suono degli archi ci avvolge, e ci consegna alla quiete di "Waiting For The Night" nella quale il tempo si ferma per far posto alla magia della notte in cui tutto sembra "bearable". Al risveglio ci accoglie "Enjoy The Silence", che non ha bisogno di parole che rischierebbero soltanto di danneggiarla……., con un video altrettanto emozionante diretto dal famoso regista Anton Corbjn. Si giunge così a "Blue Dress", in cui il privilegio di prestare la voce alle splendide liriche spetta allo stesso autore  di esse. Martin Lee Gore (Chitarra, tastiera ed accompagnamento vocale) si concede ad uno dei suoi tipici brani dai toni alti, che spezzano la cupezza vocale di Dave Gahan. E così meravigliosamente si scivola a quella che non vorremmo mai fosse l’ultima traccia: "Clean". Si tratta di un brano ambiguo che ci lascia straniati da un capolavoro che rappresenta il miglior tentativo da parte dei Depeche Mode di raccontare se stessi.

      

    AFTERHOURS / “Ballate per le mie piccole iene”

     La voce rabbiosa ed alienata che canta: "Aiutami a trovare qualcosa di pulito, uccidi ma non voi morire…, fra piccole iene solo se conviene...". Questo è il testo della bellissima Ballata Per La Mia Piccola Iena, la mia canzone preferita degli Afterhours. P.S. (...DEDICATA A COLORO CHE AGISCONO PRIMA DI PENSARE...)

     Il gruppo milanese, dopo due anni di silenzio, è tornato con un poderoso lavoro: "Ballate Per Piccole Iene", un lavoro deciso e amaro, un opera che tocca gli animi fin dal primo ascolto. A tratti "rumoroso" in altri melodico, l'album mostra ancora una volta il dualismo presente nella musica della band, un contrasto percepibile anche nella voce di Manuel Agnelli, tra grida piene di rabbia e strofe cantate dolcemente. Il disco mantiene la cupezza dell'album precedente ("Quello Che Non C'è"), ma presenta anche una forte carica energetica veicolata dalla consapevolezza e dall'accettazione dei limiti umani. Il cardine intorno al quale si snoda l'ascolto di "Ballate Per Piccole Iene" risulta essere la limitatezza e quindi la mancanza di qualsiasi punto di riferimento. Ancora una volta gli Afterhours propongono testi intensi, i quali non solo parlano di temi scottanti, come droga e depressione, ma sembrano assumere le sembianze di poesie, dotate di grande eleganza e raffinatezza.

     

    December 28

    QUEEN / "Innuendo"

    'Innuendo' è l'ultimo album incinciso dai Queen in sala mentre Freddie si incamminava verso il paradiso... L'album è un eccezionale miscuglio di ballate, poesie e rock. "Innuendo" è la prima traccia dell'album ed è paragonabile a 'Bohemian Raphsody' sia come lunghezza di traccia che come canzone,  seppur molto piu' rock. Anche il video è semplicemente fantastico nelle sue immagini...

    Tra le canzoni presenti nell'album, com e non citare:

    These are the days of our live" ovvero il vero testamento visivo della morte di Freddie Mercury, il testo è pura poesia, emoziona, innalza una lode alla vita. Se "I'm going slightly mad" è l'effetiva visione della malattia del leader dei Queen; qui tutto cio' diventa visivo, con un Mercury molto magro e "immobile" di fronte le telecamere. Ma tutto cio' non  ferma il grande Freddie e il suo gruppo, consentendo di farne uscire fuori un grande video è una meravigliosa canzone. . . con Freddie che pronuncia un “I STILL LOVE YOU...”, un addio o un arrivederci verso tutti i fans?

    “The show must go on" un inno per indurci ad andare avanti, a continuare e non fermarsi, perchè il sipario sulla vita è ancora aperto al pubblico, coloro che hanno potuto udire la voce più imponente della storia.

      

     

    NIRVANA / Nevermind

     Siamo nel 1991 quando venne alla luce uno degli album cardine della storia del rock, non perché vi siano particolari virtuosismi strumentali, ma semplicemente perché in ogni nota e in ogni urlo del cantante Kurt Cobain sono racchiuse le sensazioni e le angosce di un'intera generazione che intravede in lui una specie di portavoce.

    "Nevermind" è il primo album in cui è presente alla batteria Dave Grohl, che fa decisamente fare un salto di qualità al gruppo, il suono si presenta meno grezzo rispetto al loro primo lavoro, "Bleach", anche a causa di alcuni interventi della casa discografica, la "Geffen", cosa che farà infuriare Kurt al punto di farlo arrivare a ripudiare l'album per il sound di cui non era soddisfatto.

    Con "Nevermind" i Nirvana rendono definitivamente popolare il grunge, senza che ne venga compromesso lo spessore della loro musica, che deriva in parte (ed è già una bella garanzia) dall’essere nata come musica “di nicchia”, espressione che nel contesto grunge evoca senza dubbio i “peccati di gioventù”.

    Verrebbe da chiedersi come abbiano fatto a generare una simile ondata musicale di disagio per i “tempi presenti”, vivendo in un posto tranquillo come la cittadina nordamericana di Seattle. La risposta non può che venire dall’ascolto dell’album; esso è piuttosto il mix giusto tra rock, punk, blues, il tutto attraversato da sfumature pop che rendono orecchiabili le sonorità strillate e monotone del punk, correggono gli sfoghi batteristici del rock, sollevano le a volte disperate tonalità del blues.

     

      

    PINK FLOYD / “The dark side of the moon”

     1973, dopo il breve periodo con "Diamante Pazzo" Syd Barrett, i Pink Floyd forgiano degli album sperimentali che saranno, per molto tempo, delle vere e proprie Bibbie della musica; è un momento infatti in cui il "Fluido Rosa" non ha eguali su questo fronte e l'album che apprestano a creare, contemporaneamente all'eccellente "Live At Pompeii", cambierà in modo rigoroso la visione della musica, sia loro, che del mondo intero.

    Nessuno avrebbe scommesso in un successo di questo disco (pensate che Clare Torry, la vocalist di “The Great Gig In The Sky”, fu pagata solamente 30 sterline, per poi avere contratti milionari), eppure i numeri parlano chiaro: 3° album più venduto al mondo, per oltre 700 settimane in classifica. I Pink Floyd hanno fatto lavori migliori rispetto a questo, ma l'impatto scenico (il famoso prisma in copertina) e l’essenza musicale rendono questo una pietra miliare per qualsiasi fan della musica in generale. La materia di fondo è la pazzia, da collegare in parte alla memoria di Barrett, e quale inizio migliore se non il "I've been mad for fucking years" di Speak To Me e il suo battito cardiaco, che si conclude con le grida e la risata maniacale che aprono i battenti a Breathe, vero e proprio inno alla paura di vivere, ma allo stesso tempo di continuare per il raggiungimento di una morte "Tenendoti in equilibrio sull'onda più grossa", segue “On The Run” che introduce una delle canzoni più belle di sempre, sia a livello musicale che di testo: “Time”, riflessione sul tempo che passa e sullo spreco di esso : "Sei giovane e la vita è lunga, c'è tempo per ammazzare l'oggi, poi un giorno scopri che ti sei lasciato dietro dieci anni" e dopo tutto questo tempo, si inizia a pensare al Grande Concerto Nel Cielo, che si apre con un pianoforte e la voce di Gerry Driscoll che risponde alla domanda di Mason "Are you frightened of dying?", "E io non ho paura di morire, in qualsiasi momento succederà non m'importa" poi la voce della Torry la fa da padrone sul pianoforte di Rick Wright, in un vero e proprio "orgasmo musicale in Terra" per esaltare un concerto in cielo."Money", una delle più celebri in assoluto dei Pink Floyd alla massa, interrompe per pochi minuti questo pathos di pazzia/morte che pervade la prima parte dell'album, il resto sarà follia pura, quindi è inutile parlare delle canzoni singolarmente: “Us And Them, Any Color You Like, Brain Damage” e infine “Eclipse” determinano insieme alle canzone precedenti l'avvento a Dei del Rock dei Pink Floyd, ma anche dello stato mentale che dopo il boom di 'Dark Side Of The Moon' verrà sempre meno a Rog Waters, capace poi di creare un isolamento forzato, un enorme Muro, in quella notte di Montreal del 1977, un grande Muro capace di influenzare grandi della musica degli anni '90.

    Quest'album darà il via, fino a 'The Wall', ad una struttura ciclica degli album, cioè di introdurre all'inizio della prima e alla fine dell'ultima canzone un qualcosa che produrrà un effetto ciclico all'album, come una storia senza fine, in 'Dark Side Of The Moon' è il battito cardiaco, in 'Wish You Were Here' è la canzone “Shine On You Crazy Diamone” divisa in due parti, lo stesso per “Animals”.